Volo dall'Everest

Era il tramonto, aprii le mie ali
in bilico sul cornicione
del tetto scolpito dal ghiaccio
in merli di vetro arancione.
Presi lo slancio, quello era il tetto del mondo,
chiuso fra vette nebbiose
e case adagiate sul fondo.
Poi presi il volo, l'erba li' sotto
svaniva in sbuffi di brina,
il vento sudava freschezza
e irrorava di brezza una nuova mattina.
Volai sopra rocce e deserti di sangue,
oceani di acqua smeraldo e turchese,
su vaste distese
di sabbia e di datteri neri.
Volai dove un cielo dipinto
a stelle e cobalto
degli uomini culla i pensieri.
Nastri di rive, di anse,
lambivano campi e pianure,
lambivano terre di guerra eguali
nel volo alle terre sicure.
E poi, d'un tratto, il Pianeta
scomparve nel niente,
Orione divenne un puntino
e il Sole un granello lucente.
Volai fra galassie cremisi e purpuree,
stelle comete, cascate
spaziali di rocce sulfuree.
Mondi scorrevano sotto le ali
ormai quasi sciolte
di chi prova l'occhio di Dio
e non l'ha mai fatto altre volte.
Gia' sul confine apparivano
forme di altri universi,
ma in volo mi persi,
sospinta dai venti solari.
Questo ci attende,
forze segrete che spezzano ali,
per chi ha voluto scoprire
misteri preclusi ai mortali.
Per chi ha voluto svelare
il sapere proibito,
resta un contorno sbiadito
di attese deluse,
e il volo avra' termine in sogno
dietro a due palpebre chiuse.

E' sottile la linea che divide il coraggio di osare e di spingersi piu' in la' dei confini, piu' in la' delle cose a noi familiari, dal commettere una grande imprudenza. E' come se in ogni aspetto della vita ci fosse un limite che non va superato, e quando ci dedichiamo ad esplorare l'infinito universo racchiuso in noi stessi le regole non sono diverse.
Tuttavia, pagando il prezzo della liberta', si puo' correre il rischio di scoprire fin dove possiamo arrivare.

© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.