Sordomuto

C'e' un etere tanto invisibile
sotto al rumore del mondo,
un'onnipresente vibrare di fiato inespresso:
triste e' vederlo morire, nato gia' vecchio,
contro l'ingrato sentire di chi non porge l'orecchio.
La', in una bolla di nulla,
un canto dismesso ravviva un concerto...
gli piovono addosso silenzi d'amianto,
eppure si libra lo stesso sul suono suo affranto.
Poi si nasconde fra le domande attutite
di un petto raccolto,
che forse non sa come udire
ma serba comunque un sorriso sul volto.
Oh! Tanto ha da dire a chi si arrovella
su qualche scipita storiella in strepito eccesso:
dategli un pulpito d'aria, lasciategli il passo!
Date uno schermo alla mano sonante!
Piange il suo fragile sterno un racconto esitante,
una frase abortita, poi si ridesta e traduce
i discorsi del cuore in punta di dita.
State a guardare! Zitti nel loro parlare
dal suono indistinto,
il loro corpo ricorda una lingua appresa d'istinto:
la lingua dell'uomo che esprime
il diritto all'ascolto. E allora lasciatevi andare,
considerate che un gesto e un abbraccio
non hanno bisogno di forma verbale.
L'amore e' qualcosa di grezzo,
l'amore e' agrammaticale.

© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.