La piccola fiammiferaia

Lei ad ogni angolo arranca,
la bella donnina vestita di brina:
canta la sua pelle bianca
una danza di freddo in sordina.
"Comprate, gente, comprate!
Venite a scaldare le gelide mani!
Guardate, oh, ricchi, guardate
che meraviglia di fiamma!"
"Non ho piu' ne' babbo ne' mamma",
par dir sottovoce,
"ma una scatola di pezza scura
e questi pallidi lumi a portare
ombre chiare nella mia paura
e nell'inverno feroce".
Ogni passo un po' meno convinto,
ogni folata che pare un abbraccio:
trema sotto il succinto
vestito il cuore nel ghiaccio.
"Comprate, gente, comprate!
Lustratevi gli occhi con queste visioni!
Chiedete, pezzenti, chiedete
la fama e i dobloni!"
"Banchetti di cibi mai visti"
sussurra ammirata,
"e sale di castelli fatati,
e gli amici di un tempo che ridono
dei loro sogni dimenticati
in una valle incantata".
La neve e' un giaciglio accogliente,
la strada un soffice letto di raso,
sotto quell'indifferente
occhiata spietata del Caso.
"Venite, gente, venite!
Venite a raccogliere il dono del fato!
Cantate, gente, cantate
il Natale e' arrivato!"
"Orrore! Non e' che una morta!"
s'accorgono infine
"un corpo senza piu' vita,
ne' lampade, averi, ne' sogni lei aveva
a consolare la sua dipartita,
a illuminarle la fine".
E sul suo crine, accorta,
la neve depone fiocchi morenti:
giace al suo fianco una sporta
di zolfanelli ormai spenti.

© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.