Nebbia agreste
Guarda: un vessillo rosso tiziano adombra l'oro di un campo di grano, accanto al ruscello in secca racconta una storia monotona e lenta... ma ascolta! L'ora dei vecchi fantasmi e' giunta stasera sul filo argentato di un'ispida luna nera. Guarda: e' uno stralcio di donna quella bimba perduta, tesa a baciare la terra la' dov'e' caduta. Dietro la schiena ha soltanto il futuro a farle da malta sugli aspri sassi del muro. Ha un braccio d'ossa e di pelle, la chioma ribelle nel vento distesa, quale stendardo di umanita'. Passano lenti i suoi anni, la vita le tende lacci ed inganni, e lei non lo sa. Guarda: e' una vecchia che canta quel rovo di bacche, o e' un usignolo su stracci e baracche? Non ha piu' ali ma affida al buio profondo un canto ch'e' un balsamo fresco sui mali del mondo. E' un grumo di piume in terra neutrale, dove non viene l'estate e l'inverno non osa far male. Guarda: son denti di belve silvane le guglie paesane, terribili fendono il nulla di tegole scure, mentre l'argento pesante cattura l'aroma di braci e di sterpi, di fossi e verzure... cattura il suono etereo e inquietante di una campana invisibile sopra una nube distante. Guarda: e' dell'animo specchio quel campo dai bordi irreali che drizzano i peli: fanno paura perche' sono fantasia pura a forgiarti di fronte ciņ che non vedi. Ma le forme non sono negli occhi, create esse sono dai nostri ricordi piu' fitti, quando il silenzio e' piu' denso e suona concerti di vento sui tuoi peli umidi e dritti.
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© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.