La linea del tempo

Lasciati prendere il braccio e le fredde dita protese
da quella mano che sporge nell'ombra tra i campi e le case:
ti trascinera' nelle terre celate nel grembo del suolo
e poi fra le nuvole, dentro alle ali di rondini in volo.
Nei luoghi senza pericoli dove la voce puo' uscire,
dove la vita non si risolve soltanto in un lento morire,
sulla linea del tempo, sulla piazza dell'avvenire.

Lasciati prendere gli occhi dai riflettori dei palchi
dove gli artisti sfacciati mettono in scena gli affari degli altri:
ti costruiranno un castello d'ovatta pronto a disfarsi
sotto la pioggia dolciastra di tutti i tuoi sogni scomparsi.
E prendi, per una volta, le redini dei tuoi pensieri,
lascia che scelgan le gambe, al bivio, fra i tanti sentieri,
quando compare il profilo di quella domanda nascosta
la linea del tempo gia' corre piu' forte di ogni risposta.

Lasciati prendere l'anima, il cuore, il passato e il domani
dallo scrittore bizzarro che viene a rifare i tuoi piani,
ma, se alle pezze di ieri gli lasci cucire un "adesso",
non fargli prendere in mano la trama del vecchio te stesso.
Dagli soltanto la tua carta bianca perche' la riempia di fili,
sgargianti come emozioni e certo altrettanto sottili,
quando t'accorgi che l'orizzonte non e' che un paesaggio finto
e la linea del tempo la firma di un genio sul proprio dipinto.

© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.

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