L'innominato
Dalla finestra il tramonto ti pare piu' chiaro, quasi abbracciasse la luce l'antica armatura: giace la' in fondo coperta di tenebra scura. Giace la spada nel fodero della rinuncia, giace il pugnale fra i cardi nel tenero prato rosso di tutte le vene che avete tagliato. Sporgi il tuo capo, poi lento respiri e con gli occhi ora abbracci il novello sentire, e' una canzone chiamata coscienza che invade i tuoi campi di un nuovo frinire. Lacrime calde ora versi e ripieghi i ginocchi sul lino vermiglio ai tuoi piedi, il dolce suonar di campane chiama le genti a cantare quel che non possiedi: pace nell'anima e un ceppo verde d'eredi. Scendi alla corte, atterrito i tuoi uomini guardi gettarsi a terra sgomenti d'averti ingiuriato: poveri sciocchi, non sanno che il cuore hai mutato! Uno per uno li abbracci e ti strappi i gambali, balli una danza pagana diretto alla chiesa, getti via i bracci spezzati di un'orrida pesa. Tendi le mani, poi lento assapori i ruscelli e li osservi che tornano al mare, e' un'emozione chiamata perdono che muove il tuo popolo a farti passare. Lacrime calde ora versi, dissemini anelli e sementi di grano dorato, sul suolo benefico posi le labbra, lo baci e ti alzi alla vita rinato: nessuno osera' piu' chiamarti l'Innominato.
The Unnamed, enigmatic character that Manzoni has included in "The Betrothed" has always exercised a great fascination for me: he takes a journey inside himself and a transformation which forces him to experience the darkness of anger and hatred and the light of repentance and forgiveness. This rebirth to life makes him a complete man, and his dark side is just a shadow on the street to remember that everyone, inside us, are beings of light and darkness.
© Valentina Tagliabue. This poem, like any other contents on the site, is protected by Copyright legislation.