Infelice duale
Ti lascio andare per la tua strada, cosi' lontana dal reale, e stillo lacrime di sale sul miele dolce del tuo ricordo. Sullo sconforto di un tempo sordo troppo veloce a passare, e sulla neve del mio dolore che non risparmia il mio triste cuore. Nella cucina ho ancora in grembo un tovagliolo spiegazzato, e una tazza col tuo nome, quello che il tempo mi ha rubato. Come uno spettro la tua sembianza popolera' tutti i sogni: di notti tristi, di albe insonni, di lunghi giorni senza speranza. E spezza il cuore la tua armonia su una veranda che ora dorme, appesa a un liuto senza piu' corde quelle che il tempo ha portato via. Ti lascio andare e non ti rimpiango, ma mi ripeto ad ogni sbaglio, apro due volte lo stesso taglio e mi rialzo, ma intanto piango. Non c'e' destino, non c'e' pieta' nella bellezza della morte, ma le tue strade son tutte storte, quelle che il tempo cancellera'. Artigli e spade vedro' protendersi, il lupo giungera' a cacciarmi, ma nulla mai potra' ferirmi se non l'amaro di questo addio. E chi fra gli uomini se non io puo' mai donarti una canzone, alla memoria del tuo nome, quello che il tempo ha sommato al mio. O fredda morte, guardiana tetra, non hai altro a cui pensare? M'hai avvelenato, mi hai tolto il senno dopo tutto il mio rimembrare. Io l'ho raccolto come una rosa dalla sua siepe ormai appassita, e l'ho piantato dentro a un'aiuola, quella cui il tempo rendera' la vita. Con le tue lacrime verdi tralci farai rinascere dal suo inverno, figli dolci di un amore eterno che non conosceranno falci. Ma io, la morte, non ebbi foglie, soltanto spine che fanno male: nessuno avra' al suo capezzale quella che il tempo ha chiamato moglie.
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© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.