Il canto delle balene

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Il corpo del mare si perde in un sonno di spuma
e, dove la giovane notte s'arena,
tu, uomo, vedrai dalla terra che affiora
l'Oceano in persona raccogliersi e farsi balena,
immergersi dentro a un riflesso di luna
color amarena.
Levarsi con grazia in un'alba sonora
fra spruzzi e fantasmi, fra il cielo e la rena,
fra luci rifrante in un occhio di schiuma
dall'anima saggia...
il canto che intimidirebbe qualsiasi sirena
si snoda sicuro fra l'Orsa e la spiaggia.
Avanti e poi indietro, un'onda di tremito,
un battito estraneo alla terra,
nato in quel limbo di incubo e bruma
dove si perde ogni stella.
E l'ombra maestosa si alza e s'abbassa serena,
parte di un cosmo marino, solista selvaggia
di un canto sospeso fra acqua e mistero,
all'orizzonte di un sogno che fugge al mattino
trafigge ed annulla il pensiero
un'eco sonante che culla la mente e la schiena.
Un balsamo astrale e carnale per ogni pena;
corale, soffiato dal ventre infinito
alla sterile pelle del mare, voce animale ed aliena
creata nel vuoto abissale, guardiana
dell'ultimo ponte fra l'Alto e la riva terrena.
E tu, uomo,  taci ed ascolta...
cauto e sfuggente ridonda,
unito alla notte e alla cresta dell'onda,
l'irraggiungibile canto
della balena.

© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.