Follia notturna

Gli spiriti sono ancor giunti a parlarmi
e rammentarmi che sbaglio di nuovo,
li sento confondermi l'acqua del lago
e affilare gli aculei del rovo.
Forse verranno a spiegarmi che fare,
che dire, chi essere fino alla fine
e persino chi amare,
loro, alteri e miseri secchi rigagnoli
troppo impegnati a credersi il mare.
Ma forse alla fonte di tutto rimane
un barlume di un me spogliato dal mondo,
vestito del mondo,
immerso nel dolce torpore dell'io
piu' sincero e profondo.
Dell'io dubbioso, straziato, sfrattato
dall'uscio di ogni dimora,
l'io che non sa piu' chi e' l'io
e' proprio per questo ti chiede
di credergli ancora.
Nel cespo dei miei sentimenti
cresciuti selvaggi fra l'altre sementi
tutte ordinate in file di convenzioni,
dimostrero' che una notte di pianto
val bene il prezzo di noi traditori
e paga col sangue e con l'oro
la novita' delle nostre invenzioni.
Cosi' dal mio bozzolo oscuro
di pena e di rabbia addolcita di baci
usciro' nuova farfalla e nel volo
sapro' di che siamo capaci.
Noi, le falene notturne ai margini dello stagno,
ed io che ho giocato con l'animo tuo
come gioca la brezza col ragno.
Noi, guizzi di luna su terra riarsa,
memorie di un'epoca strana e segreta
sospesa o scomparsa;
culliamo il difficile compito del proseguire,
appendiamo ai cieli sommessi
due astri nel lor divenire.

...

© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.

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