Follia notturna
Gli spiriti sono ancor giunti a parlarmi e rammentarmi che sbaglio di nuovo, li sento confondermi l'acqua del lago e affilare gli aculei del rovo. Forse verranno a spiegarmi che fare, che dire, chi essere fino alla fine e persino chi amare, loro, alteri e miseri secchi rigagnoli troppo impegnati a credersi il mare. Ma forse alla fonte di tutto rimane un barlume di un me spogliato dal mondo, vestito del mondo, immerso nel dolce torpore dell'io piu' sincero e profondo. Dell'io dubbioso, straziato, sfrattato dall'uscio di ogni dimora, l'io che non sa piu' chi e' l'io e' proprio per questo ti chiede di credergli ancora. Nel cespo dei miei sentimenti cresciuti selvaggi fra l'altre sementi tutte ordinate in file di convenzioni, dimostrero' che una notte di pianto val bene il prezzo di noi traditori e paga col sangue e con l'oro la novita' delle nostre invenzioni. Cosi' dal mio bozzolo oscuro di pena e di rabbia addolcita di baci usciro' nuova farfalla e nel volo sapro' di che siamo capaci. Noi, le falene notturne ai margini dello stagno, ed io che ho giocato con l'animo tuo come gioca la brezza col ragno. Noi, guizzi di luna su terra riarsa, memorie di un'epoca strana e segreta sospesa o scomparsa; culliamo il difficile compito del proseguire, appendiamo ai cieli sommessi due astri nel lor divenire.
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© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.