Fare poesia

E' qui che tardiamo, fremiti ed ore bruciamo
in un sonno di rime, in un cartaceo altopiano
di vergine amplesso...
qui, sotto il gergo perplesso
che strugge il palato ed incrina la mano.
E l'anima arretra imperterrita,
docile al ritmo profluvio che tutto attanaglia,
docile al fuoco d'inchiostro che arde nel cuore di paglia.
Qui con quest'ibrida vana esistenza
fra l'alto ed il basso ed il mezzo,
qui con quest'unica, ispida, vaga coscienza
dell'essere scialbo intermezzo all'encomio
piu' immenso, padrone di qualche piu' intensa
eloquenza, di qualche piu' altissimo senso
che crea l'espressione.
Qui col dolore che batte sul ferro
rovente di carta, sull'obolo aulente
del nostro sudore, tramite gocce di sangue
si specchia ancor piu' prepotente
l'artistico ardore... e la penna piu' parca risponde
ai suoi limiti, come fa l'anima chiusa
in un cesto di ossa... ma la pagina stilla
una dedica e presto l'infossa nei petti natii;
la sparge al levante ad un biblico andante
di fogli e fruscii.
E noi restiamo a guardare, acredine
acerba del ceppo, la quercia levarsi;
sospingersi al cielo di idee che l'acqua divina
le da' a dissetarsi. A raccogliere briciole
splendide, inestimabili e pur trascurabili gemme
che accendano i foschi pianeti...
fronzoli insoliti e gravi toccati agli insavi
chiamati poeti.

© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.