E la gente tesse la tela
La gente tesse la tela: come un ragno divora la preda. All'inizio, un bisbiglio sommesso mentre ti indicano per la strada. Ti scrutano e trovano in te un mosaico di imperfezioni. Senza capire perche', ti ritrovi a sputar spiegazioni, a dare due punti affrettati allo strappo delle incomprensioni. La gente tesse la tela: come un ragno divora la preda. Le parole come sciami di vespe si spandono nelle campagne, le critiche, leggiadri sassi, rimbalzano sul pelo del fiume. E a te non resta piu' niente che non sia strapparti le piume. Che non sia dare fuoco a te stesso con il nobile intento del lume. E la gente tesse la tela: come un ragno divora la preda. Distrutto, raccogli i tuoi cocci, mentre gli altri ti osservano ancora. Nasconditi dietro un onore che il maldire ti aveva sottratto. Tu, che per loro sei un'ombra, un punto, un concetto astratto; tu che hai commesso il reato di non cedere al loro ricatto. E' la gente, che tesse la tela: stamattina sei tu, la sua preda.
Quando ci si sente criticati ci si trova a pensare alle parole degli altri come alla tela di un ragno, che si avvolge attorno a noi e non ci lascia scampo. Ma non dobbiamo mai commettere l'errore di lasciarci intrappolare da essa, di "cedere al loro ricatto": la nostra unicita', la nostra "stranezza" sono un bene prezioso, che suscita invidia, ma che dobbiamo proteggere a tutti i costi per non divenire, ancora una volta, "la sua preda".
© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.