Danza terminale
A mia madre
Volevo andare via, oltre le nubi e poi dire al mio vento: "Io non ti aspetto! E dal mio petto io ti rincorro, se tu lo vuoi!" Volevo andare via dove la terra sa d'ambra e d'argento e sul filo del mondo nel cielo profondo ha infilato collane di altre realta'. La' le mie vesti abbandonero' fra papaveri rossi e con balzi ogni istante piu' grossi io danzero', col grano di giugno un sospiro e un ritorno con falci dorate io raccogliero'. Vesti di neve e cristalli di ghiaccio, il bastone appoggiato alla quercia del tempo che fu... e tutte le danze dell'universo condenso in un passo, e rido soltanto se ridi anche tu. Nuda fra il grano colore dell'oro mi chino, mi alzo col soffio dell'alba e la' sotto alla luna dichiarero' con saltelli gentili che bella e' la vita, perche' e' potente, e' sublime... ed e' una. Volevo andare via oltre il mio muto si', dove la Terra ha baciato lo spazio infinito senza il mio volto avvizzito ne' tutti i mali di qui. Oltre quel piccolo spettro ch'e' diventato il mio corpo, oltre i tuoi ma e le speranze che tutte le scienze portarono a te, e gridare alla gente laggiu' nelle piazze che a queste disgrazie c'e' forse un perche'. Ma poi ho iniziato a ballare e quell'arpa nei campi danzava con me, e ho sfiorato altre musiche e danze nel verde celeste, ho compreso una volta per sempre che non si puo' vivere solo di vecchie credenze, che non ti puoi arrendere adesso nel nome del niente. Cosi' le mie vesti ho gettato nel fuoco e ho ballato, una volta per tutte, e ho strappato a quell'ultima notte quell'Aleph di sogno e magia... e ho scordato del tempo lontano in cui avevo ballato per un vecchio corpo bruciato, per un sorriso malato, ma ho scelto il momento piu' dolce e appropriato di andarmene via.
© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.