Atelier abbandonato

Tristezza degli attimi andati
rincorri i ricordi con specchi e lucerne,
rimpiangi i tuoi baci non dati,
le vite finite che parvero eterne.
Corri tristezza a cercar nel tramonto
quel filo struggente di sole,
stringi a te l'anima, azzannala,
turbala e lasciala senza parole.
Tristezza dei miei fallimenti
conducimi in pasto alle volpi in collina,
ribalta la rosa dei venti,
trascrivi i declivi con sbuffi di china.
Striscia tristezza fra righe e sintassi
e canzoni e dipinti e poemi,
prendi la barca dell'alba gia' morta,
divorala e strappale i remi.
Tristezza del pianto e del sale
abbaglia le genti con l'aureo tuo fasto,
si perde lo sguardo mortale
in quell'universo per noi troppo vasto.
Cogli tristezza quei fiori sgargianti
di sogni, di pegni e promesse
scolora le tele e le note dei canti
per farle apparire le stesse.
Tristezza dei limpidi ghiacci
conduci singhiozzi alle porte iridee,
inghiotti sorrisi ed abbracci
e sfregia di rughe persino le dee.
Sbircia tristezza dagli usci socchiusi
di borghi dipinti a carbone,
sdegna i paesani, ignora gli ottusi e
la loro beata espressione.
Tristezza dei cieli profondi,
chissa' dove hai posto dimora ed affetti!
Sei sempre latente e prestante
nel chiuder le gole, nel muoverci i petti.
Taci tristezza che il mondo riposa,
l'autore ha riposto la tela.
S'e' messo a dipingere il Cielo sa cosa
al lume di un'altra candela.

...

© Valentina Tagliabue. Questa poesia, cosi' come ogni altro contenuto del sito, e' protetto dalla normativa sul Diritto d'Autore.

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