A doppio taglio
Quando l'amore diventa uno sbaglio
Double-edged (When love becomes a mistake)
Poem in 10 cantos
Guided by the voice of the singer Ragallaigh, lady Elène recounts her years
and the sufferings of the past on the line of rhyme: the pain of war, the betrayal and the birth
of a forbidden daughter marked by the gift of magic, the difficult relationship with King Evander
and the terrible curse of the double-edged that promises to transform the king into a ghost
if he still places the sword.
In the land of Almòr, where anything can happen, and where history is intertwined with the legend.
From canto I: Elène Oh, no! Quali menzogne professi, in quali principi tu credi? Forse che il vero e' palese soltanto in quello che vedi? Nobile sei tu nell'anima, abile e colto ai discorsi e primo fra tutti i cantori. Non dar ascolto a quel dire distorto di quelli che sembran signori. Loro ti tessono attorno l'intrico del pregiudizio. Ti spingono ad essere chi non saresti nemmeno al piu' atroce supplizio. E tutto di tua volonta'. Ragallaigh caro, perche' rassegnarsi alla stupidita'? Ragallaigh Parli, Elène, come un bimbo appena svezzato dal latte e dal pianto. Desidero solo un futuro diverso, migliore: per questo io canto. Non per la gloria del secolo, non per un plauso insolente: sol per lasciare a chi vuole ascoltare qualcosa di meno incoerente./...
From canto III: Elène Piu' non ho lacrime, mio buon cantore: le ho gia' versate sull'erba arsa. Il giorno tristo della sua scomparsa ho guardato la morte negli occhi. E tutto il pianto, tutto il dolore se n'e' fuggito come una rondine da me, che ancora restavo immobile a sfidarla con la testa alta. Tu la conosci, e' lei che canta fra la corteccia dei sempreverdi, dietro alle rocce, sopra i ruscelli, sulle tue membra che fa tremare. Da' voce all'inesorabile, sprezzante del tuo invecchiare e tende le dita adunche sulle tue guance, per carezzarle: e' uno sciame di cavallette, cosi' normali da non notarle, ma i campi sanno che strazio fanno! E loro sbranano poco a poco tutte le foglie del tuo coraggio. Prendine una, verranno in dieci; prendine dieci e saranno cento: cosi' mi paiono le disgrazie. Ah, che tristezza! Ah, che tormento! Ma ora basta, prosegui pure, Ragallaigh caro. Portami luce, versami miele, in questo calice troppo amaro. Continua il canto. Paion piu' inermi queste sciagure se raccontate da qualcun altro. Ragallaigh Il cuore mio sanguina, dolce Elène, sanguina e geme. Ma se il dolore uccide allor moriremo insieme. Lui viene, rapisce e va e non indugia nella pieta'. Ma io conosco i suoi segreti. Egli, tanti anni fa, cerco' di cogliermi impreparato, quando la chioma mia era germoglio su un ramo acerbo. Lui, signore delle ombre, cosi' imponente, cosi' superbo, ed io, solo un bimbo fragile che lo guardava senza capire. Ridevo alla meraviglia della sua burla: dov'era la mia famiglia? Vedi, se un bimbo piange, se un bimbo urla, non pare strano. E invece lui prova gia' tutte le pene del cuore umano. Ed io alla gente che non fa niente voltai le spalle. Vagai per pascoli e per colline. Tutte le stelle erano mie e non avevo che quel tesoro. Hai mai notato quanto son belle? Ad ogni passo, lui mi seguiva, ad ogni bivio lui mi braccava. Cosi', un bel giorno, io lo ignorai. E' questo il primo dei tre segreti, fingergli in faccia l'indifferenza: lui ti abbandonera' perche' il dolore non ha pazienza. E, quando torna, fagli pensare che l'hai aspettato. Ecco il secondo segreto: lui va disorientato. Invero e' simile a noi, vuole sentirsi accettato. Accoglilo, ma non guardarlo, e' come un mendicante: dagli un giaciglio, avena e miglio, ma non gli far domande. E, infine, quando ti tradira', non accanirti al novello dramma. Il terzo segreto dice: coltiva l'arte. Cosi' io l'ho sconfitto, a colpi di pentagramma. Perche' arte e' fantasia, che ci consente di fuggir via a cavallo della tua penna, sulle onde dei miei suoni. E il dolore per sempre muore se gli dimostri che lo perdoni./...
From canto V: Weaver "Callisto, bizzarro nome. L'avevi addosso, un ricamo rosso sullo straccio che t'avvolgeva. Ed e' ormai tempo che tu sappia: nella foresta ti trovai. Mosso a pieta', ti detti asilo, come una figlia io ti allevai. E sempre figlia per me sarai. Ma come fare a mantenerti? La lana tessi, ma non la vedi, non sai l'intreccio delle spole, non sai la danza del colore. Ed una stoffa, come la vita, se in tinta unita non ha valore. O l'ha mediocre. Percio', perdonami, ho il cuore in lacrime, ma presso l'uscio devo condurti, cosi' che tu possa partire. A Ovest, la' sulle verdi colline, vive Nime, la fattucchiera. Chissa' se lei ti potra' guarire" Tu falle visita, t'accogliera'. Fa' tutto quello che ti dira'./...
From canto VII: Ragallaigh Giunse ad ogni villaggio l'eco di quella nuova e molti si misero in viaggio per fare la prova. Erano medici illustri, oracoli e frati, ministri e saccenti di tutti i casati, e la fila scendeva dal ponte, si perdeva nei prati. Chi preparo' per la dama pozioni e rimedi, chi le tasto' mani e piedi, chi la tocco' in ogni modo su punti diversi, anche laddove un signore dovrebbe astenersi. Proprio per questo motivo, Evandro, stanco d'aver la sua sposa riversa come carne al macello sul tavolo dove la folla tentava con questo e con quello, fece correggere il bando: sempre il decreto promise in cambio del figlio una sola richiesta, ma a condizione che invece il fallire costasse la testa. E la fila si dissipo'. Atterrito, qualche dottore comunque provo', ma senza successo, e provava la dama ogni notte ma non accadde lo stesso. Presto, i consiglieri del re lo trassero in parte, allarmati: se tutti i medici esperti finivano decapitati, non ne sarebbe rimasto piu' uno, nel regno. E cosi', dove forza ed ingegno avevan ceduto, Evandro penso' di impiegare l'arcano potere: il terzo bando mandava a chiamare ogni genere di fattucchiere. Vedi, Elène, la sorte compone con penne di strade e di istanti gli anni delle persone, le mescola e poi le condanna a esser sole, ma l'uomo lascia il sentiero e va dove vuole. E' nostra la scelta e nostro e' l'errore./...
The idea of writing a poem comes to me from my passion for Greek literature,
and the Odyssey in particular, the most great masterpiece in the field of ancient epic.
To this interest I have added the medieval and nordic charm, own European culture,
and therefore I decided to write something that appeared as a "prose in assonance"
a poetic song not limited by the ordinary thirty lines of a common lyric.
As usual, because writing is as pouring on the sheet a bit of your own blood,
the poem reflects my inner experience, my dreams and my personality... but I hope that it reflects
something more: a collective tension toward the magic of own personal history,
and of world History that belongs to us all.
© Valentina Tagliabue. This poem, like any other contents on the site, is protected by Copyright legislation.